VI PRESENTO CARMILLA
CAPITOLI
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CAP 8
“Non sono buono, ma sono O.K...!”
Spike, V stagione BTVS
“Spike...c’è qualcosa che devo dirti.”
Ora, Buffy ha tutta la sua attenzione. Spike la tiene stretta, come se avesse
paura di perderla...di nuovo. E fuori dal polveroso motel ha cominciato a
piovere, una pioggia gentile, come una carezza sui tetti.
Lei lo guarda nella penombra. E poi accarezza il suo viso, bello ed angoloso,
così unico, così suo.
“Quando è morta mia madre...beh, pensavo che non avrei più
provato qualcosa di simile per qualcuno. Che non avrei più sentito
qualcuno mio fino in fondo...la mia famiglia era come finita. C’era
Dawn, certo, ed ho dato la vita per lei...ma una parte di me è morta
con mia madre”
“Lo so” dice lui. “E’ quello che ho provato io quando
tu...quando tu...” non riesce nemmeno a dirlo. Non riesce nemmeno a
pensare ai 147 giorni trascorsi senza di lei, con solo una lapide di pietra
a suo impossibile ricordo...
Lei lo fissa fino in fondo agli occhi, quei suoi occhi blu notte, che le hanno
rubato il cuore molto tempo prima che lei si accorgesse di averne di nuovo
uno.
“Ma adesso ho di nuovo qualcuno di mio...sei tu”
Spike sorride. Quanto ha atteso queste parole. Lei gli mette una mano sulla
bocca.
“Ma non è solo questo”
Spike la guarda, una domanda inespressa negli occhi.
“William...ho un ritardo”.
“Eh?” risponde lui. “Un ...ritardo ritardo?”
Lei annuisce. “Proprio uno di quelli. Lungo. Sta diventando sempre più
lungo...ed io sono sempre stata regolare come un orologio”
La voce di Spike si incrina. Gli sembra che si sia aperto uno squarcio d’azzurro
nella sua vita, dove prima c’era solo buio.
“Hai fatto...uno di quei test?”
Lei scuote il capo. E poi, indica la sua borsa. “Ne ho comprato uno
oggi...prima di venire qui. Non ho il coraggio”
“Perchè?” chiede lui, ed i suoi occhi, in questo momento,
sono azzurro cielo. “Non....non lo vuoi?”
Lei lo fissa. La felicità di Spike è talmente evidente da essere
commovente. Lui non ha bisogno di parole, per esprimerla: i suoi occhi, le
sue mani improvvisamente tremanti dicono tutto. Lei sa che se lui avesse un’anima
da perdere...questo sarebbe il momento.
Lei sorride, e non è più una bambina, e nemmeno una ragazza.
E’ finalmente diventata una donna.
“Certo che lo voglio...lo voglio come non ho mai voluto niente altro
al mondo”
Spike la stringe, così forte da farle mancare il respiro. Qualcosa
le bagna i capelli. Lei si accorge che sono lacrime.
“Io non merito questa felicità, Buffy...per la prima volta, ho
paura. E se...qualcosa andasse storto? Questo bambino, se è un bambino,
e non solo un ritardo...è un miracolo. Tu...io...ci sono mai stati
due genitori più improbabili?”
Lei scuote il capo, sempre sorridendo. “No...ma lo amerei anche se fosse
un demone Fyarl. Lo voglio e basta. E lo voglio perché è tuo”
Spike si alza dal letto, le prende la mano “Vieni” le dice. “Adesso
io e te facciamo il test”
Buffy esita un istante. Sa bene che nel momento in cui accetta l’idea
di questo figlio...non ci sarà più ritorno.
Ma Spike la sta trascinando verso il piccolo bagno di quella squallida stanza
di motel. Come al solito, non le da’ tregua. Come al solito, non ha
pietà. E’ impetuoso come la vita, inarrestabile come la vita.
E lei, in fondo, sa che è questo che lo distingue da Angel.
Lei prende la scatola dalla borsa, ed entrambi leggono le istruzioni, ansiosi.
Dopo, aspettano guardandosi negli occhi che appaia il risultato.
Sunnydale.
Steve si alza per aprire la porta, ancora intontito. E’ mattino presto,
forse le sette...ha preso un paio di giorni di riposo dall’ospedale.
Si deve ancora riprendere.
E non si attende certo di rivederla sulla soglia di casa sua.
“Ciao, Steve” dice lei. Jeans, maglietta di Calvin Klein, indosso
qualche goccia di Tommy Girl. Perfetta...all american girl. Capelli lunghi
e biondi, lisci ed ordinati sulle spalle. Una brava ragazza.
“Cosa vuoi?” le chiede lui, indossando i suoi occhiali e mettendola
a fuoco. “Finire il lavoro? Non ho più molto sangue da darti.
Te lo sei già preso quasi tutto”
Lei sorride. “No. Se mi fai entrare, te lo dico. Parola di giovane marmotta...si
dice così? Non intendo affatto dissanguarti. Willow e Buffy mi polverizzerebbero,
se lo facessi. E lo dico letteralmente, sai?”
“D’accordo” dice lui allora, piuttosto duramente.
Lei scuote il capo. “Non basta, tesoro. Devi dirmi ‘entra’,
altrimenti non funziona”
Carmilla allunga una mano, per mostrargli l’invisibile barriera che
li divide.
Steve cede, esterrefatto per l’ennesima assurdità rivelatagli
da che ha conosciuto Buffy Summers.
“Entra” le dice infine, sperando in bene.Savannah, Burning Lee.
“Muschio spagnolo...ci siamo. Piantagioni tetre e decadenti...eccole.
Oh, Cielo” commenta Buffy, mentre la de Soto gira piano per le vecchie
strade di campagna. “Credo che siamo arrivati. Guarda quel cartello”
Spike si volta, ed infila il viottolo a destra. Buffy sta ridendo.
“Perché ridi?” le dice. “Stamattina non hai neanche
vomitato”
“E’ vero” ammette lei, riandando con la memoria a quei loro
giorni felici trascorsi in giro per le strade polverose del profondo Sud.
Non sono mai stati così vicini, così uniti. Il mondo esterno
non esiste. Solo lei, lui, il vasto universo pieno di luce e buio...e le sue
nausee mattutine.
Lei è elettrizzata, e Spike è completamente fuori di testa.
Nessuno dei due riesce ancora ad accettare quella meravigliosa realtà.
Lei sa che Spike morirebbe per lei, e per il loro bambino. Letteralmente.
“Rido perché mi sembra di essere in un racconto di Ann Rice.
Una decadente piantagione del sud...vi troverò qualche vecchio vampiro
incartapecorito di nome Lestat?”
Lui, guidando, allunga una mano, e le accarezza il pancino morbido, ancora
piatto.
“L’unico vampiro della tua vita sono io. Te l’ho gia detto,
baby”
“Sì...come no” ride lei. “Tu...e lui. O lei. Cosa
dici ?”
Spike non dice nulla. Gli gira ancora la testa, se ci pensa. Lei è
incinta. E’ assurdo. Ed è vero. E, Cielo, valeva la pena di arrivare
fin qui dalla fumosa Londra del 1880, se questo é il risultato...
“Sarà normale, Buffy” mormora, dopo un lungo istante di
silenzio.
“Già...già. Almeno spero” ride lei. “ Nemmeno
noi siamo troppo normali. Ma l’amerò lo stesso. Tu lo sai...non
è vero?”
Lui annuisce. Non riesce a credere alla sua fortuna. E’ nel sole. L’ombra,
la notte, Drusilla e la sua follia...tutto ciò appartiene inesorabilmente
al passato. E’ nel sole, con una donna viva, che lo ama, ed il suo cuore
batte. E dentro di lei batte un altro piccolo cuoricino... non avrebbe mai
creduto che questo fosse possibile, quando aveva lasciato Sunnydale a bordo
della sua moto, furioso con lei e con se stesso, incapace di intravedere un
futuro, con il cuore spezzato, e la stima di sé infranta per quello
che aveva fatto...
La piantagione di Burning Lee si staglia all’orizzonte. E non è
affatto decadente.
Una magnifica casa in stile coloniale, con otto colonne doriche, perfettamente
tenuta. Una lussuosa cancellata in ferro battuto. Giardini di sogno.
“Però!” ammette Spike, parcheggiando la de Soto. “I
proprietari, qui, vivono alla grande!”
Buffy scende dall’auto, ed entrambi si dirigono verso l’entrata.
Un maggiordomo nero, perfetto in ogni dettaglio, li fa accomodare in un magnifico
salone, ricco di quadri dell’ottocento inglese e di stampe italiane
più antiche. Buffy e Spike si fissano, sempre più sorpresi.
Qual’è il legame tra tutto questo...e loro?
“Benvenuti, signori. Un mint juleep, per cominciare ?”
La nuova venuta avanza nella stanza. E’ una donna, vecchissima, ma salda
e diritta sulla sua sedia a rotelle.
XVI parte.“Resta tranquilla, Cacciatrice! Quando tornerò, tutto
sarà diverso...”
Spike, Seeing Red, VI stagione BTVS.Buffy e Spike accettano la tradizionale
bevanda del sud in bicchieri ghiacciati, sciroppo di menta e bourbon, e siedono
su un ricco divano di broccato verde, di fronte alla loro ospite. Che sorride.
“Vi ha mandati Boris” dice la donna. “E spero che venga
anche lui. E’ parecchio che non ci vediamo”
“Signora” comincia Buffy. “La ringraziamo per la sua ospitalità.
Noi...”
“So tutto” ride lei. “Buffy Summers e William the Bloody.
Che coppia, davvero!”
“Già” ammette Spike, per niente offeso. “Siamo ansiosi
di ascoltare ciò che lei può dirci..signora”
“Cielo, non mi sono neanche presentata!” si accorge l’anziana
signora. “Dio, che sbadata! Rimediamo subito”
La donna mette mano ad un vicino cassetto, e trae dalle sue profondità
un portaritratti d’argento. Lo porge alla coppia di fronte a lei.
Buffy studia l’immagine: una ragazza in un abito lungo d’inizio
secolo, con i capelli mollemente raccolti sul capo. Ed accanto a lei un uomo
pallido in un’uniforme scura.
Solleva lo sguardo sulla sua ospite. Nonostante l’eternità trascorsa
da allora, capisce che la ragazza dagli occhi chiari lì ritratta è
lei.
“Sono Roxana Lee. In Vargas.” Comincia l’anziana signora.
“Prima che facciate strani calcoli, ve lo dico io: ho 102 anni. Sono
nata nel 1900...allo scoccare del secolo. Questa foto è del 1917. L’uomo
accanto a me è Vladimir Vargas...il mio unico marito”
“E lui...era...”
Roxana sorride. “Un vampiro, naturalmente. Come lui.”
Roxana sta indicando verso la porta. Boris vi appare, elegante e distaccato
e giovane come quando lo hanno incontrato alcuni giorni primi, fuori dai vecchi
sotterranei dell’Iniziativa.
Boris avanza nel salone, e bacia con affetto la mano dell’anziana signora.
I due si scambiano uno sguardo che Buffy non esiterebbe a definire appassionato.
Boris si siede accanto a loro, ed accetta a sua volta dal maggiordomo nero,
impassibile, del mint juleep.
“Mia cara” sorride la vecchia. “Credevi davvero di essere
la prima cacciatrice ad aver avuto non uno, bensì due amanti vampiri?”
“Lei...lei
è una cacciatrice?”
Roxana annuisce. “Come vedi, non tutte le cacciatrici muoiono entro
i venticinque anni. Ne sono la prova vivente. Beh, naturalmente, ho iniziato
a cacciare piuttosto presto. Anche perché mi sono sposata molto giovane...a
soli sedici anni.”
“Con un...vampiro?”
Roxana annuisce. “Lui era un vampiro molto particolare. Ho conosciuto
Vladimir in questa casa...proprio qui, su quella terrazza aperta che si vede
dal viale d’ingresso. Avevo sedici anni. Mio padre era Reginald Lee,
ed era il governatore di questo Stato. Quel giorno diede una festa per la
sua rielezione...ed io conobbi Vlad. Due mesi dopo, eravamo sposati. Cinque
mesi dopo, attendevamo un figlio”
“Lei...ha avuto un figlio da un vampiro?” lo fissa Buffy. “Come
è stato possibile?”
La vecchia signora sorride. “ E per te? Come è stato possibile?”
Bella domanda. Buffy non sa proprio cosa rispondere.
“L’amore è la più potente delle forze.” Risponde
la donna. “Talmente potente, da abbattere ogni ostacolo. E’ l’amore
che tiene i vampiri lontano dalla tua porta...o dentro il tuo letto, a seconda
dei casi. Beh, a quanto pare tu ed io apparteniamo alla seconda categoria,
Buffy. Forse tu non sai che ci sono molte specie di vampiri. Quella di gran
lunga più numerosa, ed infame, è refrattaria al sole, vive di
notte, e caccia spietatamente in branchi. Ma vi sono vampiri antichi, così
antichi che del loro passato si è persa ogni traccia. Vampiri che resistono
al sole, e altri che procreano figli. Con donne normali, non è possibile,
naturalmente, ma con le cacciatrici, sì. E, talvolta, anche con vampiresse”
“Darla” sussurra Buffy “Darla ed Angel hanno avuto un figlio”
“Lo so” ammette Boris, rompendo il suo interessato silenzio. “Se
ne è parlato per mesi, nella nostra comunità”
“E tu sai perché questo avviene?”
Buffy scuote il capo, come in trance.
“Perché anche le cacciatrici sono una specie di vampiro. Un vampiro
ereditario. Che non teme il sole, non ha paura degli oggetti sacri, e non
si nutre di sangue. Non per vivere, perlomeno. Ma le cacciatrici adorano bere
il sangue. E’ la loro droga. Solo che bevono solo il sangue di altri
vampiri. E’ una specie di regolamentazione della razza: il predatore
viene a sua volta cacciato da altri membri della stessa specie. Le cacciatrici
diventano tali per forza ereditaria. E’ una forza oscura, che si rivela
ogni cinque, sei, sette generazioni. A volte, persino più raramente.
Ed è una forza che deriva dall’essere eredi di vampiri. Le cacciatrici
sono nipoti o pronipoti di vampiro. Solo che non lo sanno. Io non lo sapevo,
almeno. Prima di leggere il suo diario”:
“Il suo diario?” chiede Buffy, sbalordita.
“Devi sapere” continua l’anziana signora “Che ho per
molti anni pensato che il mio ramo materno fosse il più interessante
della famiglia. Ma mi sarei ricreduta.” Ammette l’anziana signora.
Indica a Buffy il ritratto di una magnifica donna bionda, in crinolina. “Mia
madre, Solange van der Boek. Suo padre, mio nonno, apparteneva ad una famiglia
olandese molto facoltosa. Ma il membro veramente interessante della mia famiglia
materna è sempre stato il mio bisnonno, Jean – Paul Brevigny.
Era un francese, un popolano di Parigi, ed aveva vissuto ai tempi di Napoleone.
Era stato anche soldato nella sua armata. Sua moglie, la mia bisnonna Serena,
era invece una donna dalle origini piuttosto misteriose. Pareva di umili origini,
ed invece era la figlia illegittima di una contessa italiana”. Roxana
sorride. “Mia madre Solange amava raccontarmi delle avventure dei suoi
nonni, Jean – Paul e Serena. Lei stessa aveva avuto una vita piuttosto
movimentata. Era rimasta in questa piantagione durante la guerra di successione,
ed era sfuggita alla morte per puro miracolo. Non era purtroppo sfuggita allo
stupro. Questo crimine le aveva segnato la giovinezza.”
Spike fissa Buffy, e poi abbassa lo sguardo, ancora vergognoso di se stesso,
e di quanto ha tentato, in preda alla disperazione, di farle. Lei gli stringe
una mano, con un chiaro gesto d’affetto e di perdono.
“Mio padre, Reginald Lee, era il suo secondo marito. Mia madre aveva
già avuto una figlia da un precedente matrimonio”. La vecchia
signora si ferma un istante, sorride. Ripercorre con la mente la sua privilegiata
infanzia di bambina ricca nel sud del primo novecento. “Mia sorella
è morta negli anni ’40...ed io sono ancora qui. Incredibile,
vero? Comunque, con una famiglia materna tanto interessante si potrebbe pensare
che le mie origini vampiriche siano da rintracciare lì...ed invece
no. Il tutto nasce invece dal personaggio in assoluto meno interessante della
famiglia: la mia bisnonna paterna Katia.”
Buffy pensa di mettere da parte la sua bibita alcolica: le sta già
girando la testa. E poi, forse, non dovrebbe bere bourbon nelle sue condizioni...
L’anziana signora riprende il suo racconto. La sua lucidità mentale,
alla sua età, è semplicemente stupefacente. “La nonna
di mio padre era arrivata in America agli inizi dell’ottocento dalla
regione del Montenegro. Era una donna piuttosto brutta, tremendamente ignorante
e spaventosamente timida. In una parola sola: un disastro. La famiglia Lee
era già allora benestante: quella sposa europea arrivava come una specie
di pagamento di un debito commerciale. Il mio bisnonno la odiò a prima
vista, e si fece scrupolo di mantenere non una, bensì tre amanti mulatte
durante tutto il corso del loro matrimonio. Katia capiva a malapena l’inglese,
e non si applicò mai più di tanto. Aveva un’unica certezza:
quella di essere la nipote di un brukolakii”
“Un brukolakii?” chiede Spike, sempre più incuriosito.
“Sì...una specie di creatura mitica, figlio di vampiro. Solo
i brukolakii sono in grado di sentire i vampiri, e di sconfiggerli. Anzi,
traggono forza e riconoscimento sociale da queste loro speciali caratteristiche.
Umani, mortali, eppure forti, quasi invincibili. E devoti alla missione di
sterminare le forze del male. La famiglia di Katia aveva avuto numerosissimi
esemplari di questo tipo. Sembra che non fossero solo donne, ma anche uomini.
Naturalmente, quando lei ne parlò con il suo poco sensibile marito,
il mio bisnonno si mise a ridere, e poco ci mancò che la prendesse
per pazza.” La vecchia signora scoppia a ridere “Immaginate! Nella
bigotta Georgia dell’inizio ottocento un’europea rozza ed ignorante
dice di essere la discendente di una stirpe di cacciatori di vampiri! Nessuno
le credette, naturalmente. Nessuno...tranne coloro che, al tempo, nulla contavano.”
“La comunità degli schiavi” intuì Buffy.
“Esatto” la vecchia signora lancia uno sguardo al suo maggiordomo
di colore, che le sorride, ironico. “Loro sapevano che la padrona Katia
non mentiva. E quando nella notte forze misteriose esigevano il loro tributo,
Katia lasciava il suo letto solitario, e si avventurava nella piantagione.
Con un paletto.”
“E li uccideva” mormora Buffy. (Tu sei una killer...tu cacci.
Tu uccidi.)
“Sì. Per più di un decennio, la straniera ignorata e derisa
liberò la contea dal male...almeno, dal male demoniaco. Morì
dando alla luce il suo secondo figlio. Non fu affatto compianta dal suo distratto
marito...ma dagli schiavi di Burning Lee, sì. Cantarono attorno al
fuoco per dieci notti. E non la dimenticarono.
Nessuno dei suoi discendenti ebbe più alcun contatto con il mondo dell’occulto.
Nessuno. Fino ad una sera di primavera del 1916. In Europa c’era una
guerra, ma non da noi, non a Savannah...la piantagione era in fiore. Mia sorella
era il fiore più bello...in tutta la contea, non c’era ereditiera
più ambita. Io ero ancora molto giovane, insicura. Andai sulla terrazza,
per prendere il fresco, e sentii una presenza. Mi voltai. C’era un uomo,
di fronte a me, vestito di scuro. Un uomo bellissimo...bello in modo irritante”
Buffy quasi si strozza con il mint juleep…le sue esatte parole di quando
incontrò Angel per la prima volta. Alla stessa età.
“Parlammo. Mi disse che era in arrivo un grosso pericolo...e che avrei
dovuto combatterlo. Quando ritornai in casa, nessuno mi credette. Nessuno
aveva visto quell’uomo, nessuno lo conosceva. Nei giorni seguenti, continuavo
ad incontrarlo nei posti più impensati...ed ero l’unica a vederlo,
a “sentirlo”. Percepivo la sua presenza in una folla, al mercato,
tra i lavoranti della piantagione. Finii tra le sue braccia prima ancora di
conoscere il suo nome.”
“Perdette anche lui l’anima?” chiede Buffy, che non può
fare a meno di pensare alla sua storia con Angel, alla purezza di quel sentimento...fino
a quel tremendo, atroce risveglio.
“No. Mi sembrava tutto meraviglioso. Chiese a mio padre la mia mano.
Pareva benestante, ed aveva un titolo nobiliare. Aveva acquistato una vecchia
casa vicino alla nostra piantagione. Il titolo, soprattutto, impressionò
i miei. Acconsentirono. La notte delle mie nozze, i tamburi della piantagione
suonarono senza sosta. Facemmo l’amore, e fu bellissimo. Al culmine
di quel nostro primo incontro, lui mi morse. Quasi mi dissanguò. Mi
risvegliai debolissima. Ed allora mi spiegò tutto.”
“Tutto?” chiede Spike. “Le spiegò che era un vampiro
e che adorava bersi il suo sangue giovane...oltre a fare sesso con lei, beninteso?”
L’anziana signora scosse il capo. “Era come un incantesimo. Un
incantesimo di protezione. Doveva far accettare alla mia diversa vampirità
la sua natura. Mi disse che occorrevano almeno tre morsi ad una cacciatrice
per potere...”
“Per potere?” interviene Buffy.
“Per consentire al suo corpo di procreare un figlio”
Il silenzio è caduto nella stanza. Boris ora beve del té, e
di tanto in tanto spia il suo Rolex d’oro.
Buffy pensa ai vampiri che l’hanno assaggiata. Il Maestro, Angel, Dracula...e
da ultimo Spike. Quattro.
“Come sapeva...che lei era una cacciatrice?”
“Lo sapeva” spiega Roxana. “Lo sentiva...come io lo sentivo.
Fu lui il mio osservatore. Era un vampiro anomalo, come ho già detto.
Non resisteva al sole, ma era molto antico. Aveva collaborato con il Consiglio
degli Osservatori in più di un’occasione. Non aveva un’anima,
ma aveva una spiccata personalità. Non permetteva al suo demone di
dominarlo”
“Anche il mio Spike è così” dice Buffy, fiera.
“Lo so. Altrimenti non sareste qui....con il vostro bambino. Amavo moltissimo
Vlad. Era la mia tenebra, ed insieme la mia luce. L’ho amato come si
ama una sola volta nella vita...ma forse tu, Buffy, sai cosa intendo”
Buffy annuisce.
“Cominciai ad addestrarmi, ed a cacciare. Era un osservatore meraviglioso,
ed era mio marito. Mi morse ancora due volte, e la terza quasi non riuscì
a fermarsi. Nella sua eterna lotta il demone quasi prevalse. Sopravvissi per
miracolo. Dopo di quello, rimasi incinta. Mio figlio nacque, bello e perfettamente
normale, e quella stessa notte Vlad morì”
Buffy si riscuote dal suo incantesimo. “Morì? Perché?”
“Era andato a combattere al posto mio. Cinque demoni lo circondarono.
Naturalmente, trovammo solo le sue ceneri. Il nonno di Alec – il mio
maggiordomo – mentì a mio favore. Organizzammo un finto funerale.
Ed io piansi la sua fine. Mi si era spezzato il cuore”
Roxana si riscuote. Il dolore è ancora palese sul suo volto...dopo
tutti quegli anni. Quasi un secolo di dolore.
“Non riuscivo più a sopportare quella vita. E neanche la piantagione
dove avevo vissuto, e amato, e cacciato...con lui. Il ricordo mi stava uccidendo.
Sapevo che Vlad possedeva un qualche scalcinato castello in Europa. Presi
mio figlio, e partii. La casa dei Vargas era in una regione montuosa dell’Ungheria
meridionale. La miseria regnava sovrana ovunque. Naturalmente, pullulavano
i vampiri. Non cacciai mai così tanto. In presto, divenni una figura
amata e rispettata dalla comunità. Ero la contessa Vargas, ma mi chiamavano
la brukolakii, la cacciatrice. Poco prima della mia partenza da Savannah,
gli antichi schiavi della piantagione mi avevano raccontato della mia bisnonna
Katia, e del suo diario. Imparai tutto della caccia. Tutto quello che non
avevo già appreso grazie a Vlad, beninteso. Amavo la mia perfetta solitudine.
Ma, un giorno, venni invitata come esponente della nobiltà locale a
corte. Quel giorno, mi successe qualcosa di incredibile”
“Mi sembra ieri” commenta Boris. I due si sorridono, con un sorriso
complice.
“Non avevo da mettermi che vecchi vestiti che avevo portato dalla Georgia.
Quando arrivai al ballo, mi sembrò di essere entrata nel mondo delle
fiabe. La guerra era appena finita, e l’Europa orientale era scossa
da fremiti e sussulti...ma, quella notte, i salotti splendevano degli ultimi
fuochi di un’epoca ormai terminata per sempre. Fu lì che conobbi
il compagno Boris. “
“Già” commenta Boris. “Avevo fiutato in fretta il
vento dei vincitori. Mi ero per un breve periodo unito ai bianchi, che lottavano
per la restaurazione del regime zarista. Ma poi, dopo il massacro di Ekaterinburg,
ero ritornato sui miei passi. Erano tempi meravigliosi, per un vampiro. Stragi,
uccisioni, tragedie. Un bagno di sangue. In quell’anno 1921 ero già
un esponente della nomenclatura sovietica. E lo sono rimasto fino alla caduta
del Muro. Nessuno ha avuto una carriera politica lunga come la mia...ovviamente”
“Capii che era un vampiro nei primi tre secondi dal nostro incontro,
anche se c’era ancora il sole” ricorda Roxana, sorridendo. “E
pensai a come fare per ucciderlo. Naturalmente, avevo un paletto con me. Ma
non volevo impolverare il mio bel vestito”
“Mi diede la caccia fin nei giardini. Ed io le tenni testa.”
“Non capivo perché non si lasciava graziosamente uccidere...come
succedeva di solito con i suoi simili.”
“Ed io non capivo perché lei non si lasciava baciare. Era così
carina...”
“Per farla breve, divenimmo amanti quella notte stessa. E fu una cosa
folle. Totalmente senza testa. Avevo amato. Avevo avuto un amore. Ma non avevo
mai avuto un amante. Se cogli la differenza, mia cara Buffy”
“Perfettamente” commenta la ragazza, sorridendo.
“Boris ed io siamo stati insieme ad intermittenza per circa vent’anni.
Lui insisteva per sposarmi...ed io non lo volevo. Lui non era Vlad. Non rimpiangeva
il male commesso. Lui si gloriava del potere, e della sua immortalità.
Lui non era redento, e non lo sarebbe mai stato. Ed io, se potevo accettarlo
come amante, non riuscivo ad accettarlo come compagno.”
“Abbiamo perso molto, Roxie” dice il vampiro, prendendole una
mano. “Ed ora quel tempo è inesorabilmente passato”
Buffy e Spike si fissano. Anche loro sono stati mille volte sul punto di perdersi,
di perdere quello che c’era tra di loro. Eppure, alla fine si sono ritrovati...
Roxana sorride a Buffy. “Non fare il mio stesso errore, dolcezza”.
“Non credo neanche ad una parola” dice Spike. “ Cacciatrici...vampiri.
Possibile che loro sappiano quello che il Consiglio ignora?”
“Io invece le credo” dice Buffy, dondolandosi sulla terrazza,
la stessa terrazza in cui Roxana, la giovane cacciatrice, ha conosciuto il
vampiro Vlad. L’anziana signora li ha invitati a trascorrere almeno
qualche giorno in sua compagnia, nella grande casa, e loro hanno accettato.
Potranno ancora parlare di vampiri e cacciatrici.
“Buffonate” commenta Spike. “Io conosco i vampiri. Sangue
e divertimento. E’ questo che cercano. Non amore e canzoni”
“Senti chi parla!” lo prende in giro lei. “Proprio tu. Il
mio poeta.”
Restano in silenzio entrambi. Rivedono lo sguardo di rimpianto che il vampiro
Boris, l’immortale, potente vampiro, ha lanciato alla sua antica amante,
ormai decrepita. Non hanno vissuto in pieno il loro sentimento, quando era
il momento. Sono stati separati non dalla morte, ma dalla loro stessa reticenza
ad amare davvero...quali che siano le condizioni. Ed ora è inesorabilmente
troppo tardi.
“L’amore strano è meglio di nessun amore...” aveva
detto la prima cacciatrice, nel deserto.
Spike si alza in piedi. Tende la mano a Buffy, la stringe a sé. Sente
il suo cuore che batte. Nei suoi occhi blu c’è uno sguardo deciso,
che quasi la spaventa.
“Ho un’idea maledettamente brillante, baby” le dice. “E
adesso, mettiamoci al lavoro!”